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PRIMA LE TEORIE DI ICHINO, POI LA CAMPAGNA MEDIATICA DIFFAMATORIA, ORA IL DECRETO “TREMONTI/BRUNETTA…
Da molto tempo troppi segnali preannunciavano uno tsunami sul Pubblico Impiego.
Detto e fatto.
La fandonia dell’inflazione che “programmaticamente si assesterebbe intorno al 1,7%” (mentre quella reale orbita sul 6% alla quale vanno rapportati gli aumenti contrattuali) – I tagli ai trasferimenti verso gli Enti Locali che minano la contrattazione di secondo livello (salario accessorio) – Il tentativo di rendere gli stati d’infermità fisica dei lavoratori pari a raggiri a danno dello Sato – Il mancato avvio di Riforme che servono a riscontrare responsabilità e rischi di chi sgobba per la Collettività – ecc., costituiscono le prime devastanti avvisaglie di un lungo quinquennio (infarcito di artate campagne mediatiche alimentate per porre alla gogna tutti i pubblici dipendenti) che richiede una forte presa di posizione del Sindacato e una reale presa di coscienza di quei lavoratori postisi alla finestra.
In tale cornice si fanno passare in secondo piano i mancati rinnovi contrattuali, laddove anche quest’anno, come per il 2006, per i dipendenti del Comparto, in luogo dei dovuti legittimi aumenti, si prospetta la corresponsione della sola vacanza contrattuale: ossia 6 o 7 € lordi mensili, costituenti la realtà con cui dobbiamo sbarcare il lunario, alla faccia di stipendi raddoppiati di cui favoleggiano i mezzi d’informazione “telecomandati”.
Tutto ciò trova origine nel D.L 112/08 che, peraltro,costituisce la punta di un iceberg composta della manovra finanziaria pluriennale (2008 – 2013), ove i tagli alla spesa pubblica (sanità – scuola – servizi – contratti – ecc.) divengono vera e propria chirurgia invasiva che conferma l’abbattimento dei pubblici servizi e del pubblico impiego, a vantaggio delle solite lobbie gestite dai politicanti di turno.
A fronte di ciò il C.S.A. ha lanciato un contrattacco a tutela dei lavoratori rappresentati che comprende, altresì, la massima valorizzazione delle prestazioni lavorative concretate fra e per le comunità locali, evidenziando che solo la passione e le competenza dei dipendenti degli enti locali consentono di rispondere alle esigenze e ai bisogni dei cittadini giacché le drammatiche carenze d’Organico, mezzi, strutture, infrastrutture e l’inadeguata formazione consentirebbero una resa di servizi inaccettabili per un Paese che osa definirsi civilizzato.
Con apposito documento, di fatto, è stato sensibilizzato non solo il Ministro della Funzione Pubblica affinché siano registrate le vere cause del disastrato stato dei pubblici servizi, rimarcando, inoltre, le carenze organizzative, spesso determinate dai politici e dai dirigenti che, pur di non dare guerra agli imposti tagli economici, preferiscono sguazzare per cogliere i frutti delle privatizzazioni e/o gestire personale non sorretto, demotivato e mal pagato, dimenticando che il loro ruolo richiede di rivendicare un congruo numero di dipendenti professionalmente capaci e adeguatamente retribuiti.
In quest’ottica non possono farci paura i tanto paventati “licenziamenti”; ciò che, invece, ci allarma sta nel fatto che non si chiami in causa il convitato di pietra dell’organizzazione della P.A.: Vale a dire, appunto, la politica e chi con essa intende falcidiare salari e milioni di posto di lavoro!
In linea il C.S.A. denuncia i politici italiani (nessuno escluso) più pagati d’Europa che, per coprire proprie responsabilità e colpe, si sono inventati la caccia ai pubblici dipendenti meno pagati d’Europa, la cui falcidie dovrebbe determinare nuovi ed effimeri ammortizzatori sociali, altrimenti non sovvenzionabili, e comunque a scapito dei servizi socialmente resi alla Collettività che di certo spariranno a causa dei continui tagli degli Organici.
Posto che siamo all’alba di un giorno senza luce, va detto che Insieme a noi debbono interrogarsi tutti Coloro che formano la parte cosi detta sociale e le stesse Comunità che a colpi di tasse e disservizi hanno già sperimentato cosa significa l’abbattimento del pubblico e la qualità dei servizi privati, il cui prodotto è la risultanza dei tagli per il profitto, quindi la mancata rispondenza alle mutate esigenze di vecchie e nuove aspettative che, inversamente, nella programmazione ed ammodernamento dei pubblici apparati possono trovare il soddisfacimento dei cittadini.
Noi, anche perché sin troppo ustionati da promesse di Riforme della polizia locale mai realizzate, non abbiamo bisogno d’attendere l’autunno per dichiararlo “Caldo”, in quanto le temperature raggiunte c’impongono di dare battaglia a chi ha appiccato l’incendio sociale che va, quindi, estinto con gli erogatori della lotta e della denuncia di Classe.
Il Coordinatore Nazionale
Antonio Micillo